mercoledì 16 settembre 2009

Le ragazze che passeggiano

L'altra volta, sabato, in centro, faceva ancora caldo. Ultimi scampoli d'estate. Guardavo passeggiare le persone, e pensavo alle "vasche" che facevo anni fa. Ammetto che non è originale farsi prendere dalla malinconia osservando certe scene. Come non è originale l'idea di scriverci una poesia; ma insomma, questo so fare, più o meno. Naturalmente, mi sono inventato tutto, sia la scena del "vecchio" che cammina tra le giovani, sia la scena del venditore. E ovviamente quella del maniaco. Però mi piaceva l'idea di questi piccoli ritratti brevi, appena caratterizzati, eppure vividi nella mia mente, nel mio ricordo. E forse anche questa la reciterò.

Le ragazze al passeggio, le gonne corte
e i profumi del supermercato,
galleggiano nei portici autunnali.
La vita allora forse sembra sorridere
al vecchio che cammina tra le ragazze
e cerca solo un’occhiata, un sorriso,
un’emozione scordata da rinverdire.

Il venditore di bigiotteria
non sa quel che vende; il pomeriggio è lungo,
e i braccialetti non bastano mai, nemmeno per sua moglie.
Ha un bambino senza latte e una bambina senza nome,
sulle spalle. E una donna nascosta, illecita, che piange,
un’altra invece che vive nella luce del lecito,
ma piange lo stesso.
Ma non lo sanno, questo, le ragazze al passeggio,
e sfiorano il venditore con occhi che non vedono.

Il maniaco venne arrestato all’altezza della piazza.
Le vasche stavano finendo, il pomeriggio piegato su di sé.
L’uomo aveva aperto l’impermeabile due volte:
un’anziana donna era svenuta, un’altra l’aveva guardato in faccia.
Lui sorrideva, ma il poliziotto che lo fermò
aveva tutti i vestiti al posto giusto.
Le ragazze al passeggio, però, non videro nulla,
solo una, ridendo forte, s’accorse dell’impermeabile in manette.

Due amici alla ricerca di una ragazza da corteggiare:
se la disputeranno con calma, tra la folla,
cercando di farsi notare, ridendo, con gli occhiali scuri.
Uno dei due è alto, mesto, l’altro piccolo, con un neo sulla faccia.
Camminano ammirati, tra i profumi del pomeriggio di sabato,
e l’odore si scarpe nuove; ma nessuno li nota.
Le ragazze al passeggio li calpestarono nella calca,
ma non se ne accorsero, perché fuggivano…

In fondo che rimane il sabato sera, dopo le vasche?
Le cartacce per terra, le serrande abbassate, il silenzio spigoloso
dei rimpianti degli uomini, dei batticuori delle donne.
Qualche gatto, un lampione difettoso, il profumo di frittelle,
rimasugli di progetti nati e defunti tra le pieghe del pomeriggio.
Qualcuno passeggia ancora, da solo, nella penombra:
le ragazze non ci sono, il venditore accarezza un figlio non suo,
il maniaco piange a casa, il ragazzo con il neo sorseggia una sconfitta,
il suo amico scrive parole senza sapere per chi e su che cosa…

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