venerdì 7 maggio 2010

L'odore delle case che si abbandonano



Si cambia, ci si sveste di alcuni panni, se ne indossano altri, ma poi il "contenuto" rimane abbastanza uguale a sé. Eppure, quando i traslochi si succedono con frequenza, il sospetto che si fugga da qualcosa diventa concreto. Ma non siamo alberi, né pietre, e dunque camminare è il nostro destino. E si cammina con i piedi, con la mente, con le parole. Ma ciò che si lascia non scompare e il suo ricordo, talvolta, si lega alle cose più singolari: una voce stridula, il verso di un'oca, un odore particolare. Ecco allora che, sull'orlo di un nuovo spostamento, è sufficiente un odore, conosciuto, per risvegliare una cascata di ricordi, sensazioni, pensieri. Non vorrei tirare in ballo la teoria del "correlativo oggettivo", ma più o meno è andata come dice la poesia...

L’odore di una casa che si lascia
è sempre vecchio, ammuffito.
Le ore puzzano senza saperlo
e le tendine non proteggono più,
ma sfidano l’odore, lo assumono su di sé,
stemperandolo nel dolore
per un altro inatteso abbandono.
L’anno scorso l’odore era profumato,
vestendo d’illusioni l’avvenire;
era come una porta aperta,
una luce fissa su felicità attese.
Poi qualcosa non è andata bene,
l’idea del futuro era già vecchia, confusa,
l’avvenire agognato, nelle sue pieghe di speranze,
era solo un capriccio di adolescente.
O forse era solo un fuggire circolare, inutile,
e non avrebbe portato a nessun dove,
né a un progetto, a un’idea,
a un filo, una ragnatela, a qualcosa,
a un nuovo modo di esistere o essere.
Un avvenire profumato non puzza di nulla:
un libro da scrivere non ha muffe,
e le parole si sciolgono tra le dita dell’autore,
mentre le tendine offendono il sole
godendosi egoiste il vento che corre.
Quando l’odore di casa è vecchio
e un anno trasparente scivola via, vergine,
la riserva di illusioni è vuota;
l’inizio, la fine, la noia dell’oggi
sono insetti estivi, muffe bianche,
funghi che sguazzano nell’umidità dei giorni morti.
L’istante si rinnova solo in apparenza,
poi le gocce di pioggia ritornano, insultanti,
a picchettare il davanzale delle case degli altri,
le più belle della strada.
Non la mia.

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