sabato 19 novembre 2011

Tempo pietrificato (G.Barreca)



Leggendo le Confessioni di S. Agostino, tra i tanti mi ha colpito un passo dedicato al tempo. Esso recita così: "Un tempo passato si chiama lungo se è, ad esempio, di cento anni prima; e così un futuro è lungo se di cento anni dopo; breve poi è il passato quando è, supponi, di dieci giorni prima, e breve il futuro di dieci giorni dopo. Ma come può essere lungo o breve ciò che non è? Il passato non è più, il futuro non è ancora. Dunque non dovremmo dire di un tempo che è lungo; ma dovremmo dire del passato che fu lungo, del futuro che sarà lungo (Conf., XI.15.18).
Queste parole mi hanno ispirato i versi che seguono, anche se la tematica religiosa è estranea alla mia poesia in senso stretto. Eccoli:


Tempo pietrificato, tempo che non scorre,
tempo che vive di momenti che sono statue
e di silenzi impenetrabili.
Le stagioni e le ore i giorni,
appaiono come smorfie sofferenti
e segnano sui volti delle persone
le loro eterne leggi.
Sarà, alla fine di tutto, la salvezza
in un angolo ignoto di un bosco,
in una cantina cittadina senza finestre,
sarà, alla fine, la salvezza, lì?
Mistero di pietra e mistero infinito,
come l’usato interrogarsi su sé e gli altri,
su Dio e Satana, su me e te, sul pranzo
e la cena. Sul niente.
E le foglie che cadono si rialzeranno,
e i pensieri pensati torneranno, solo…
mascherati da novità, ma imbelli
modalità saranno per esistere
in quant’aria di vetro montaliana.
Cosa c’è alla fine di ogni cosa?
Un’altra cosa, altre cose, altre domande
che seguiranno le domande mute del nostro esistere,
in un’infinita catena di interrogativi
e noiose risposte date sbadigliando.
Sorprendersi è sempre più difficile
ed è volgare, a volte, il modo che usiamo
per lasciare senza fiato qualcuno
che non s’ama più.
Poi anche le parole si accartocceranno,
e lo sguardo tornerà carico d’ansia
butteremo acqua fredda
per ravvivare i visi sfatti negli specchi serali.

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