domenica 11 gennaio 2009

10 anni senza De André

Vorrei ricordare questo artista eccelso, poeta, musicista... Ma so che cadrei nella retorica, nella tremenda banalità degli anniversari. Lui stesso ne riderebbe. E allora, riporto il testo di una delle sue canzoni che più amo, "Inverno" (qui la si può ascoltare), una canzone presente nell'album "Tutti morimmo a stento", uscito nel 1968. Mi piace ricordarlo così, in questi freddi giorni invernali, a meditare sulla vita e sulla morte. Non tanto sulla morte fisica, ma su quella spirituale, su chi vive senza saperlo, su chi è morto alla vita e non se ne è ancora accorto.

INVERNO

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un'altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell'ombra incerta di un divenire
dove anche l'alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l'amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l'inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un'alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

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