martedì 20 gennaio 2009

Il significato della libertà è che un uomo, il cui padre 60 anni fa non sarebbe stato neanche servito nei ristoranti, è diventato presidente degli Usa

Oggi Barack Obama ha giurato, facendo un discorso ponderato e serio. Seguendo la diretta della cerimonia, sono stato colpito dal senso di unità nazionale che essa trasmetteva. Gli Stati Uniti dimostrano, in questo modo, di essere soprattutto una "nazione" e non una "patria". La patria spesso evoca qualcosa di retorico, vuoto e tetro; la nazione, invece, è un concetto politico antico ma che sa rinnovarsi e che si rivela fertile anche oggi, quando è depurato del suo figlio "sbagliato", il nazionalismo. Vedere un uomo di colore che giura come Presidente americano è qualcosa che fino a pochi anni (o mesi) fa, non molti avrebbero immaginato. E questo dimostra la grandezza dell'America, di un paese grande nel bene e nel male. Un paese pieno di contraddizioni, tacciato di imperialismo e cinismo politico (talvolta giustamente), eppure un paese che rappresenta la più antica e solida democrazia mondiale, quello in cui, a fronte delle spaventose ineguaglianze sociali, un uomo di colore può diventare presidente. E la folla che oggi acclamava Obama non era di carta, né era una folla prezzolata. No, erano americani che, nel rito privo di retorica della cerimonia, riconoscevano di possedere un'identità comune.
Domani queste persone torneranno a dividersi, a litigare, a ignorarsi, a patire il freddo o a galleggiare nel lusso; eppure, apparivano una nazione orgogliosa di sé, del fatto che un uomo di colore, chiamato per di più Hussein, sia stato eletto presidente.
Naturalmente, non mancano in America i patrioti deteriori; i razzisti, i nazionalisti, i fanatici di ogni credo e colore. Gli Stati Uniti sono il paese della libertà, ma anche di Guantanamo; il paese che ha liberato l'Europa dal nazifascismo, ma anche la nazione che ha favorito Pinochet in Cile... un paese che può dare lezioni di democrazia, ma nel quale esiste ancora la pena di morte. Il paese di Obama, ma anche del clan dei Bush.
Un grande paese al quale guardare non con l'acritico atteggiamento di devozione, come certi nani politici italiani fanno; ma che va osservato come un pilastro del mondo che sa essere democratico e che deve continuare ad esserlo.

Assalone, Assalonne! (W. Faulkner)

Scriveva Borges nel 1937 a proposito di Assalonne, Assalonne! : “A Faulkner piace esporre il romanzo attraverso i personaggi. Il metodo...