mercoledì 14 luglio 2010

Eugenio Bruni: uno degli ultimi partigiani



Forse non sono argomenti estivi: siamo distratti, fa caldo... e poi c'è chi pensa che meno si parla della Resistenza (in maiuscolo) e meglio è... ma io oggi ne parlo un po', perché a 92 anni è mancato, Eugenio Bruni, un uomo importante dell'antifascismo bergamasco (e non solo). E, di fronte a questa morte, come non domandarsi: chi testimonierà ormai? Chi difenderà la memoria? Sono passati 65 anni e più dalla fine della Seconda guerra mondiale e, per forza di cose, i partigiani ancora in vita sono sempre di meno. Ma è bene ascoltarli ancora, sia quando parlano direttamente, sia quando una loro testimonianza riemerge tra le "pieghe" di un hard-disk.
Nel 2001, in occasione del 25 aprile, intervistai Eugenio Bruni per un piccolo giornalino della Sinistra Giovanile bergamasca, i giovani DS. Fu una conversazione bella, anche se io ero assi timoroso, perché mi trovavo di fronte a un'istituzione dell'antifascismo bergamasco e non solo.
Ecco, riporti qui quella breve intervista. Dedicata a Eugenio Bruni e quelli come lui, ovunque siano...


È un’emozione parlare della festa del 25 aprile [2001] con Eugenio Bruni, presidente del Comitato Antifascista di Bergamo. La sua storia personale emoziona, come le sue parole, le sue frasi pregnanti di un uomo anziano che ha ancora molte cose da dire ai giovani d'oggi.

Puoi raccontarmi brevemente la tua vicenda?
Presto detto: in gioventù sono stato condannato a tre anni di carcere dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato per offese al Capo del Governo. Ho preso parte alla Resistenza bergamasca ma poi sono stato arrestato e mandato nel campo di concentramento di Dachau, dal quale sono uscito vivo per miracolo, al contrario di mio fratello Roberto, che lì è morto…
Cosa rispondi a chi dice che, dopo 56 anni, questa festa ha ormai poco senso?
Nessuno vuole festeggiare retoricamente il passato. La memoria serve il futuro e per questo vanno ricordati quegli anni di dittatura, di terrore, di mancanza di libertà affinché non tornino più. Io chiedo: ha forse poco senso ricordare chi è morto per difendere la libertà, chi ha combattuto la dittatura per ridare all’Italia la libertà, un ideale purissimo ma che è anche qualcosa che dovrebbe essere naturale, quotidiano, in quanto dovrebbe appartenere a tutti gli uomini fin dal momento della loro nascita? Noi ricordiamo il sacrificio di tanti giovani come voi che decisero di stare dalla parte della libertà, della democrazia, che decisero cioè di seguire i valori morali; gli altri, invece, si battevano contro i valori morali fondamentali che rendono ogni uomo un individuo libero. Allora non ci furono eroi: noi eravamo ragazzi che aveva deciso di rimanere fedeli ai valori morali, agli ideali più puri dell'umanità: ripeto, non eravamo eroi, niente affatto, ma avremmo voluto che la libertà, la sicurezza, la possibilità di esprimere le propri opinioni fosse un fatto normale per ogni cittadino. Ecco la libertà fondamentale che, grazie alla Resistenza, gli italiani hanno conquistato: la libertà dalla paura. Allora si doveva avere paura ad esprimere il proprio pensiero, le proprie idee. Come sai io sono stato condannato a tre anni di galera solo perché ho parlato male del Presidente del Consiglio: ti rende conto cosa significa? Adesso per noi è normale criticare un politico, allora invece poteva costare il carcere e anche la vita.
E ai giovani questa festa cosa può dire?
Mi rendo conto che i giovani a volte sanno poco di quei fatti e dunque non si appassionano molto…ma mi commuovo quando vedo dei giovani come voi che invece volete sapere e fare sapere. Allora la gran parte dei partigiani erano ragazzi della vostra età che con coraggio avevano scelto di lottare. I giovani devono capire che tutto quello che hanno adesso, la libertà, la democrazia ed anche il benessere, è figlio della lotta dei partigiani e dei cittadini che allora combatterono i nazifascisti, pagando questa lotta con la propria vita.
Perché è sbagliato dire che allora ci fu una guerra civile?
La tesi della guerra civile è una sciocchezza ed i fatti storici stanno lì a dimostrarlo. Una guerra civile c’è quando due parti di uno stesso popolo si fronteggiano! Allora non fu così: i partigiani combattevano per il futuro di tutto il popolo italiano, mentre i "ragazzi di Salò" erano alleati dei tedeschi, cioè dell'invasore e difendevano un regime dittatoriale, liberticida. Che significa in quel contesto guerra civile? Nulla, perché solo i partigiani combatterono per il popolo italiano, mentre i fascisti erano legati ai tedeschi, ai nazisti e combattevano contro l’Italia. Che senso ha poi la parola riconciliazione? Con chi dovremmo conciliarci? Ci si riconcilia tra individui, ma noi siamo un gruppo di persone che ha lottato per la libertà: con chi adesso dovremo riconciliarci? Con la Fiamma di Rauti? La verità è che allora i fascisti erano moralmente colpevoli ed i partigiani aveva dalla loro parte una scelta morale forte e decisa, questa è la verità! Tra fascisti ed antifascisti ci sarà per sempre un fossato insuperabile come quello che separa il bene dal male, ciò che è giusto fare da ciò che è giusto non fare.
Secondo te adesso bisogna avere paura?
Mah, io non voglio creare allarmismi, però ci sono alcuni fatti. Abbiamo a destra uno schieramento politico che si allea con i fascisti di Rauti, abbiamo un aspirante Presidente del Consiglio (che si considera il migliore del mondo) che è a capo di un partito di cui lui è il padrone e nel quale non è mai stato eletto con procedure democratiche. Molti degli esponenti del Polo dicono di voler cambiare la prima parte della Costituzione, si fanno liste di proscrizione…non so, credo che non si debba mai abbassare la guardia e che voi giovani non dobbiate mai perdere di vista il valore della libertà, quale unico e grande valore che sta alla base della vita di ogni individuo.

24 aprile 2001

Assalone, Assalonne! (W. Faulkner)

Scriveva Borges nel 1937 a proposito di Assalonne, Assalonne! : “A Faulkner piace esporre il romanzo attraverso i personaggi. Il metodo...