lunedì 13 luglio 2009

La carovana delle malinconie/3-4

Ecco, le ultime due stanze del componimento. Si reagisce alla noia, ci si scuote, si percorre una strada. Ma è la stessa di prima. Come un Prometeo senza catene, ma condannato a non fare che pochi metri. I treni passano, la vita riprende il proprio corso abituale senza curarsi di nulla. Sono solo i sogni malati di chi pensa troppo? Banalmente è così. Forse. Ma...
"Se mi avessero domandato che cosa era l'esistenza, avrei risposto in buona fede che non era niente, semplicemente una forma vuota che veniva ad aggiungersi alle cose dal di fuori, senza nulla cambiare alla loro natura". La nausea, ovvio, di Sartre...
Ecco l'epilogo:

III) Dopo il passaggio
Mi alzo in piedi, solitario percorro il marciapiede solitario,
e le ore non passano più.
Nemmeno le angosce del quotidiano lo fanno:
le sento friggere sui fili dell’alta tensione,
ma non sanno morire, cattive.
Lento come le forze che tornano,
al mattino dopo il sonno,
un treno merci arriva, e spezza
la carovana della malinconie.
Le pagine bianche d’un libro
sono una compagnia che non scalda.
Nemmeno una donna, forse, basterebbe stanotte
per tenere a bada cervello e cuore,
in questa stazione rocciosa
che non è un letto, né un materasso di amarezze,
e nemmeno un sogno per psicanalista.

IV) Quel che resta della bile nera

Il treno merci è passato oltre, faticoso:
lontano il segnale è tornato rosso.
E rosse le mie guance, le mani, le nocche:
come quel taccuino che vidi a terra,
nell’atrio di un’altra stazione deserta:
piangeva parole che ho dimenticato,
da tempo.

Assalone, Assalonne! (W. Faulkner)

Scriveva Borges nel 1937 a proposito di Assalonne, Assalonne! : “A Faulkner piace esporre il romanzo attraverso i personaggi. Il metodo...