venerdì 22 marzo 2013

La bella spossatezza





A volte si spendono i giorni raccolti all’indietro
rimpiangendo un passato mai vissuto;
fanno male i denti e le parole si seccano
sulla lingua di cartone che batte a vuoto
contro denti di cenere.
Il cuore si tuffa nei rigagnoli del presente
e non ha valore quella nostalgia che di primavera nasce
fino a disperdersi nelle notti estive sui muri scrostati
che danno una beffarda requie a chi soffre il silenzio
delle notti che non sembrano iniziare mai.
Non aver paura di nulla, illusione insensata ma efficace,
mentre si sorbisce il caffè, per creare una corazza di pietra
che non serve se non a sentirsi vagamente vivi.
I ciuffi d’erba che sorridono alle lucertole viziose del pomeriggio
baceranno il sole di giugno, e poi i soli di tutti i mesi
che avranno i loro giorni lunghi come neri vestiti di lutto,
prima del tè delle cinque del pomeriggio.
Un passato mai vissuto batte alle finestre che chiudono la luce
e l’aria che rinasce dopo l’inverno impedisce di assaggiare
il profumo della novità, quell’ultima poesia non scritta,
quel verso mai finito sul foglio di carta lasciato in cucina,
a marcire tra cipolle e patate senza più colore.

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È iniziata prima che nascessi. La Coppa Campioni era stregata già allora: 1973, finale contro l’imbattibile Ajax del “calcio totale”....